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Capitolo 24 Il Governo della famiglia di Dio, Manca il testo 2

Il rimprovero a Enoch per il suo eccessivo timore

Dio si può amare solo quale Uomo 3 febbraio 1842

1. Dopo che tali eccessivi curiosi furono accontentati in tal modo e dopo che anche Ghemela si trovò di nuovo a fianco di Lamech, mentre Purista veniva accolta dai suoi genitori tutti tremanti per la grande gioia, l’Alto Abedam chiamò a Sé subito Enoch e gli disse:

2. «Ascolta, Mio caro e onestissimo Enoch! Io vedo un timore nel tuo cuore, e già da qualche tempo un’ombra che ti angoscia sale diffondendosi intorno al tuo cuore eternamente immortale, come fa la maligna mosca al momento di deporre le uova, la quale si arrampica sulla mela fresca e sana che cresce sull’albero e con la sua tromba pungente cerca il posto dove gli sarebbe possibile penetrare la buccia del frutto sano, per introdurre nella sua polpa un maligno rampollo dalla sua maligna specie, affinché roda e possibilmente distrugga la vita del frutto.

3. Vedi, a cosa servirebbe poi un simile frutto? E a quale scopo dunque servirebbe un’angoscia per un cuore libero?

4. Tu devi parlare di Me al popolo come un vero sommo sacerdote del Mio amore, della Mia misericordia e della Mia grazia.

5. Vedi, tale era il pio desiderio di Adamo già molto tempo prima che Io stesso venissi ancora personalmente a voi!

6. Ed Io, ora come prima, te l’ho confermato in maniera vivente, e ieri ed oggi ti ho detto di non preoccuparti assolutamente di quello che dovresti dire o che vorresti dire, poiché al momento del bisogno Io ti metterò fedelmente sulle labbra, parola per parola, tutto quello che sarai chiamato a dire. – Ma ecco che tu, nonostante questo, hai paura!

7. Non ti accorgi quanto sciocco e vuoto è un simile timore? Certo, ormai è impossibile che tu Mi possa temere, perché già sai da parte Mia – e ancor prima hai sempre saputo – che Io stesso sono sempre il supremo Amore.

8. Ora però tu sai anche che Io, dal più profondo del Mio cuore, sono umile, immensamente mansueto, benigno, indulgente e colmo di grande Pazienza!

9. Ma allora: – che cosa temi? Temi forse i tuoi padri, i tuoi fratelli o i tuoi figli? Vedi, da parte tua questa è una cosa vana! Tu vai fantasticando in segreto e dici dentro di te: ‘Come potrò reggere se probabilmente dovrò anche tenere al popolo la predica del Sabato stabilito, e vedi, per di più, pure alla presenza immediatamente vicina del Signore dell’eternità e dell’onnipotente Creatore dell’infinità, e al cospetto sfolgorante della suprema Sapienza del Padre santissimo colmo d’Amore, di Grazia e di Misericordia?

10. Quale i serissimo aspetto potrà assumere la mia parola dopo le espressioni santissime e totalmente essenziali che sono già sgorgate da quella Bocca quanto mai santa, come uno sconfinato mare di luce, per noi, miserabilissimi vermi nella polvere della polvere?’

11. Ecco, non sono queste, le tue fantasticherie? Ma a che giovano? Forse alla vita? – Odi e comprendi: “Per la vita tu non hai certo più bisogno di affannarti!”. Credi forse che a Me sia gradito quando tu taci ed Io devo parlare al posto tuo?

12. Io ti dico che questo genere di umiltà non Mi garba, se dinanzi a Me rimani scoraggiato ed hai paura dei Miei orecchi e al pensiero dei Miei occhi ti coglie l’angoscia.

13. Poiché vedi, Io ho il massimo compiacimento in un comportamento uguale a quello dei piccoli fanciulli che non provano né spavento né angoscia in presenza dei loro genitori, ma sono sempre di umore lieto e chiacchierano e gridano allegramente dinanzi ad essi come fossero loro i padroni in casa, e che quando hanno fame e sete, corrono con pieno amore e con devozione filiale dai genitori e chiedono loro del pane, e quando lo hanno ricevuto dalle mani dei genitori, li ringraziano gustando il pane in letizia e serenità, più che non con un esagerato rispetto e timore al loro cospetto o con un lunghissimo rendimento di grazie m di poco significato!

14. Oppure, non preferiscono indicibilmente di più, ciascun padre e ciascuna madre, quando i loro figlioletti, con animo lieto e sereno, gustano in loro presenza il dono ricevuto ed appaiono freschi e sani come i fiorellini dopo una pioggia ristoratrice, che non quando i poveri figlioletti, per il timore e l’angoscia e per un rispetto esagerato e deprimente, tremano alla presenza dei loro genitori, ed anche se questi porgono il pane con ogni amore, essi non si azzardano a prenderlo e ancor meno a mangiarne a causa dell’eccessivo rispetto per i genitori, e per questo hanno l’aspetto dell’erba inaridita cresciuta con deboli radici dalla magra screpolatura di una pietra?

15. Vedi, non è questa una vera stoltezza? Ecco invece in cosa consiste la norma regolatrice dell’amore e di tutta la sapienza che dall’amore deriva: “Per il limitato, tutto deve essere mantenuto entro i giusti limiti, poiché l’illimitato è la morte per il limitato”.

16. Perciò tu non Mi puoi amare come Dio, bensì solo come Uomo, poiché quale petto finito sarebbe capace di sopportare il Dio infinito? Quale petto potrebbe sopportare l’ardore immenso del divino Amore? E quale spirito creato e quindi finito potrebbe reggere dinanzi alla sconfinata pienezza della Sapienza divina?

17. Quale figlioletto sarà mai in grado di ricambiare l’amore della propria madre con quella intensità con cui lei lo ama? E se lo potesse fare, cosa ne avverrebbe ben presto di un tale figlioletto dotato di forze esigue?

18. Eppure, in questo caso una limitatezza avrebbe a che fare con un’altra limitatezza. Ma come si metterebbero poi le cose, se il limitato volesse accogliere in sé, sotto ogni aspetto, l’Infinito?

19. Vedi dunque, Enoch, proprio per questo il tuo timore è vano e la tua angoscia è vuota! Colui che Mi ama con tutte le forze che gli furono concesse, costui fa già abbastanza, perché così colma la misura che gli è stata assegnata; ma per raggiungere questa meta egli non ha bisogno di timore e neppure di angoscia.

20. Un buon albero è un buon albero quando ogni anno riempie di dolce frutta i suoi rami. Ma quale stoltezza sarebbe mai quella di pretendere che esso fornisca i suoi frutti in abbondanza a tutta la Terra?

21. Sii dunque di animo lieto e adempi la Mia Volontà; così Io sarò del tutto e perfettamente contento di te!

22. Non ambire a renderMi soddisfatto in misura infinita – ciò che è impossibile perfino al più alto degli spiriti creati, bensì solamente nella misura finita consentita alle tue forze, affinché sia colma la misura che ti è stata assegnata. Ma per quanto riguarda l’Infinito, lascia che Me ne curi soltanto Io che sono il tuo buon Padre!

23. La predica [del Sabato] stabilita, fa parte della misura prevista per te. Preparati perciò con coraggio e, dinanzi a tutti i presenti, apri la tua bocca nel Mio Nome! Amen!»

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